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Una Destra per la Terza Repubblica, Alessandro Nardone relatore per i giovani

destra terza repubblica - nardone

Ore 9.30
SALUTI ISTITUZIONALI

Ore 10.00
LE SPERANZE DELLE NUOVE GENERAZIONI PER LA DESTRA CHE VERRÀ

RELATORE – Alessandro Nardone (Scrittore)
MODERATORE – Marco Cerreto (Comitato di reggenza Movimento Prima l’Italia)
Piero Adamo (Consigliere comunale di Messina)
Brian Carelli (Esecutivo romano Movimento Prima l’Italia)
Marco Colosimo (Consigliere comunale di Piacenza)
Angelo Eliantonio (Esecutivo nazionale Gioventù nazionale)
Fabrizio Fornaciari (Assessore Comune di Roseto degli Abruzzi, TE)
Filiberto Franchi (Assessore Comune di Bastia Umbra, PG)
Veronica Rigoni (Consigliere comunale di Creazzo, VI)
Andrea Santoro (Consigliere comunale di Napoli)

 

Ore 11.30
PERCORSO STORICO E VALORI FONDANTI DELLA DESTRA ITALIANA DALLA PRIMA ALLA SECONDA REPUBBLICA E VERSO IL FUTURO

RELATORE – Marcello Veneziani (Scrittore e giornalista) – invitato
MODERATORE – Angelo Mellone (Scrittore e giornalista)
Luciano Barra Caracciolo (Presidente di Sezione del Consiglio di Stato)
Andrea Di Consoli (Scrittore)
Diego Fusaro (Ricercatore in Storia della Filosofia, Università San Raffaele di Milano)
Mario Landolfi (Responsabile Pronti per il Sud)
Gennaro Malgieri (Scrittore e giornalista) – invitato
Domenico Nania (già Dirigente nazionale del MSI e di Alleanza nazionale)
Antonio Rinaldi (Professore straordinario di Economia Politica)

Ore 15.00
IDENTITÀ POLITICA E ALLEANZE DI GOVERNO PER LA DESTRA DEL CAMBIAMENTO

RELATORE – Gennaro Sangiuliano (vicedirettore Tg1)
MODERATORE – Gian Marco Chiocci (Direttore de “Il Tempo”)
Fabrizio Di Stefano (Deputato di Forza Italia)
Roberto Menia (Segretario generale CTIM, Comitato Tricolore per gli Italiani nel Mondo)
Silvano Moffa (Presidente Azione popolare)
Isabella Rauti (Portavoce Movimento Prima l’Italia e componente dell’Esecutivo di Fdi-An)
Michele Saccomanno (Responsabile Dipartimento sanità di Fdi-An)
Francesco Storace (Vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio)
Achille Totaro (Deputato di Fdi-An)
Antonio Triolo (Comitato di reggenza del Movimento Prima l’Italia)
Adolfo Urso (Presidente Fondazione Farefuturo)
Pasquale Viespoli (Presidente Mezzogiorno nazionale)

DIBATTITO

Ore 18.00 – CHIUSURA

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Destra, il video integrale del faccia a faccia tra Storace e Nardone

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Basta dividerci

nardone - destraPassare dalle divisioni alle moltiplicazioni. Questo, in soldoni, è il concetto che dovremmo cominciare a perseguire fattivamente se vogliamo che il sogno di un nuovo soggetto in grado di rappresentare tutte le anime della destra che ambisce a governare l’Italia non rimanga tale. Anzitutto tengo a chiarire un concetto: non ho nulla contro Matteo Salvini che considero, anzi, una risorsa importante se non addirittura imprescindibile per il centrodestra che verrà; molto semplicemente, ritengo che lui e la Lega Nord possano essere degli ottimi alleati, ma non certo il punto d’approdo per chi abbia in animo di dare vita a una destra nazionale che coltivi l’ambizione di restituire pieno diritto di cittadinanza a un comune sentire che, nel Paese, continua a essere maggioritario.

A tale proposito, mi domando che senso abbia, mentre ancora ci lecchiamo le ferite causate dallo scioglimento di Alleanza Nazionale nel Popolo della Libertà, considerare l’ipotesi di essere fagocitati nuovamente da un soggetto altro che, per quanto affine su alcuni temi (non certamente tutti, almeno per quanto mi riguarda), nella più raggiante delle ipotesi, non costituirebbe che l’ennesima soluzione di ripiego. Eppure, non curante delle lezioni del recente passato, la variegata galassia della destra italiana pare godere nell’autoflagellarsi di continuo, alimentando la percezione che tragga la propria linfa vitale da una sorta di autolesionismo congenito, che spinge chi la rappresenta alla spasmodica ricerca di elementi di rottura, quasi a voler creare in laboratorio il pretesto attraverso cui giustificare – a loro stessi e agli altri – l’impossibilità di stare uniti e la conseguente necessità di accasarsi altrove. Accadde ieri con Silvio Berlusconi, e rischia di ripetersi oggi con Matteo Salvini. Pensateci.

Quando, nel 2011, pubblicai la prima edizione del mio libro “La destra che vorrei”, ero assolutamente conscio del fatto che sarebbe risultato indigesto ai più, visto e considerato che in quelle pagine mi spinsi a criticare apertamente tanto Berlusconi quanto Gianfranco Fini in una fase, è bene ricordarlo, in cui entrambi godevano ancora del favore di una grossa fetta dell’opinione pubblica, oltre che dei rispettivi “eserciti”. Tuttavia, il mio intento non è certamente quello puerile e poco costruttivo di limitarmi a rivendicare che «avevo ragione» ma, piuttosto, di prendere atto di quanto un’analisi siffatta possa essere assai più produttiva oggi che le bocce sono ferme o quasi che non ieri, quando gli animi erano ancora surriscaldati.

D’altra parte, quali che siano le singole convinzioni, vi sfido a trovare ancora qualcuno che non si sia dovuto arrendere di fronte alla triste evidenza dei fatti di un’area politica completamente rasa al suolo e tuttora votata all’immobilismo e financo all’autodistruzione del bunker in cui è rintanata. Allora, visto che sono abituato a guardare il bicchiere mezzo pieno, penso che non esista momento più propizio di questo per scrollarci di dosso le tossine delle divisioni da cui siamo stati contaminati in passato, per poi produrci in un slancio che possa consentirci di spiccare quel volo che non sarà pindarico solo se saremo capaci di mettere da parte discussioni di piccolo cabotaggio imperniate sulla rivendicazione del particulare, in ragione di un progetto inclusivo nel quale – partendo da un pugno di punti non negoziabili (penso all’amor di Patria, alla lotta senza quartiere a un fisco oppressivo, alla battaglia per l’Europa dei Popoli in antitesi a quella delle banche e dei poteri forti, alla difesa della nostra Civiltà, alla riaffermazione del concetto di legalità e della certezza della pena, allo sviluppo dell’economia attraverso il rilancio della cultura, alla tutela della Famiglia e dei più deboli) attorno a cui tutti noi possiamo stringerci – ci siano ampi spazi di discussione. Non più imposizioni calate dall’alto ma, semmai, una fusione con il basso, che trasformi il partito che verrà in un tutt’uno con la gente attraverso strumenti come la Rete e le Primarie, ma anche riacquisendo la funzione vitale di punto di riferimento per il territorio.

Ciò che dobbiamo a noi stessi ma, sopratutto, alla memoria dei nostri padri e all’avvenire dei nostri figli è un Movimento Nazionale che diventi la casa di tutte le donne e di tutti gli uomini di buona volontà che abbiano la forza e il coraggio di caricarsi sulle spalle la responsabilità del nostro destino. I tempi sono bui, certo, ma questo non significa che siamo condannati alla notte eterna.

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Da lunedì

alleanza nazionale - comodi Francesco Storace – Oggettivamente, se sulla velocissima e fortissima barca di Salvini salgono tutti gli sciagurati che, sia per rancore sia per ambizione sfrenata, hanno tirato il freno a mano nel tentativo di costruire una destra con più voti che veti, l’alba può arrivare.In effetti, è curiosa la corsa sul Carroccio del vincitore, come si dice adesso. Non immotivata, per carità, perché il comizio del leader leghista a piazza del Popolo ha soddisfatto molti palati nostri, se non altro in superficie. Era da tempo che attendevamo parole nette contro Renzi da parte dell’opposizione. La critica serrata sull’euro, l’affondo sull’immigrazione, la contestazione netta delle politiche fiscali sono tasselli di una linea che è assolutamente percepibile in termini di vicinanza di idee e battaglie.Ma la finalità di alcuni addetti ai lavori (e ai livori) nell’assalto alla diligenza, è altra, e sta nel soddisfacimento di ambizioni personali frustrate altrove. È comprensibile, ma c’è anche chi sente il dovere di provarci, almeno!, a creare di nuovo qualcosa a destra. Con facce diverse nella prima fila rispetto al passato, ma lavorandoci seriamente.

C’è bisogno di una forza politica che con la Lega possa certo allearsi, ma senza rinunciare ad un disegno politico e culturale che ci appartiene. Italia e non Italie; una concezione dello Stato non come nemico (semmai lo è il governo..) dei diritti delle persone; una discussione sull’imposizione di una flat tax a parole miracolosa, ma che poi rischia di cozzare con il principio costituzionale di progressività delle imposte che resta un caposaldo di politica economica.

Questi temi vanno rappresentati o no? E come? Nella Lega hanno possibilità di essere accolti? Se la risposta è positiva, vuol dire che si cominciano a modificare davvero i connotati del movimento di Salvini, al netto dei toni che ha usato nel comizio e di qualche parolaccia di troppo.

Altrimenti, dobbiamo provare con lealtà a raccogliere i cocci e offrire una sfida rinnovata al nostro popolo. Da lunedì intendo ricominciare a parlarne in lungo e largo. Approfitterò dell’occasione voluta, a Como, da un giovane e brillante intellettuale di destra, Alessandro Nardone, che ha pubblicato un libro – onorandomi della prefazione – dedicato proprio a “La destra che vorrei”. Che, a pensarci bene, è come la nazionale di calcio, ognuno di noi ha la sua formazione preferita. Se quella destra che ciascuno di noi vorrebbe diventasse un soggetto plurale, di molti e di tutti, la casa in cui abbiamo abitato per decenni potrebbe tornare accogliente.

La bella piazza di Salvini può essere bissata anche da un movimento nazionale di destra; del resto abbiamo ancora impressa dentro di noi l’emozione di ventimila persone che sfilarono in corteo sotto le insegne del nostro piccolo partito, “La Destra”. E se si impegnano anche coloro che con noi non c’erano e non ci sarebbero, tutti insieme faremo ancora meglio e molto di più.

Basta volerlo. Setacciando nuove, ma serie, energie; e mettendo a riposo antiche ambizioni di riproposizione personale. C’è bisogno di un Senato della destra italiana. Che individui e proponga al nostro popolo un percorso e una leadership. Giovane, ma che non sia vecchia di testa. Un libro, un giovane, una comunità. Per batterci con la nostra bandiera in pugno.

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