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Destra, il video integrale del faccia a faccia tra Storace e Nardone

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Tanta voglia di destra

la destra che vorrei - nardone - storaceEra il 31 gennaio del 1992 quando Giuliano Ferrara, nel promo provocatoriamente travestito in “camicia nera”, introdusse il tema della puntata de “L’istruttoria”, trasmissione politica delle reti Mediaset (nello specifico Italia 1), antesignana degli attuali talk show.

Ricordo tra gli ospiti in studio l’allora ministro per l’immigrazione, Margherita Boniver, Giampiero Mughini e Dacia Valent (recentemente deceduta). In collegamento esterno, alcuni giovani dei movimenti antifascisti e il segretario del Msi, Gianfranco Fini. Titolo del programma “Voglia di destra”.

La stessa che s’è respirata l’altro ieri sera, a Como, per la presentazione della nuova edizione, rivista e arricchita, del libro di Alessandro Nardone “La destra che vorrei” (Youcanprint editore, € 12, pag. 145 – www.ladestrachevorrei.it) cui ha partecipato come ospite d’eccezione, Francesco Storace, autore della prefazione del saggio.

L’incontro esce immediatamente dalle canoniche e rigide consegne della vernice estetica per trasformarsi in un coinvolgente dialogo a due, una sorta di intervista-dibattito, tutt’altro che politically correct, arricchita dalla felice trovata dell’autore di anticipare l’argomento della domanda grazie a un contributo fotografico, mostrato sia all’interlocutore sia al pubblico.

È stata l’occasione per confrontarsi e riflettere sulla storia di una comunità che si sente, forse, smarrita ma non certamente perduta.

«Chi determina, oggi, la passione in un Paese triste e rassegnato? – è stato il cupo ma significativo incipit di Storace – come può rivivere un’idea? Cosa manca all’Italia? Siamo privi – incalza Storace – di tre ingredienti fondamentali: Patria, dignità e destra».

La storia missina, quella che Storace sintetizza con una giusta intuizione «militanza come approccio alla politica», si interseca con quella di Alleanza Nazionale prima e della non felicissima “fusione a freddo” con il Pdl poi.

Nardone non ha fatto sconti, e l’ospite non s’è sottratto dal rispondere, anche su argomenti molto delicati che hanno tratteggiato la storia recente di Storace. Ferite ancora non del tutto cicatrizzate ma delle quali, ha confessato il diretto interessato, «non porto alcun rancore».

Il riferimento, ovviamente, è alla vicenda del marzo 2006 denominata “Laziogate”. Sette lunghi anni di tormento giudiziario (e non solo) macchiati dall’accusa odiosa di “associazione a delinquere” conclusasi con un’assoluzione perché “il fatto non sussiste”.

Peraltro le motivazioni della sentenza confermeranno che Storace, in quell’occasione, non solo non commise alcun reato, ma fu vittima dell’altrui comportamento illecito.

Non meno dolorosa fu l’accusa (agosto 2007) di “erogazione irregolare di finanziamenti” quando il politico romano ricopriva la carica di ministro della Salute.

Qui l’uomo più che il politico ha avuto uno scatto d’orgoglio: «Appena a conoscenza dell’indagine, e nonostante il parere contrario di Berlusconi – ha raccontato Storace – ho deciso di dimettermi. Chi ricopre cariche istituzionali deve restare incontaminato».  Una dichiarazione che ha strappato applausi.  Per la cronaca anche questa vicenda giudiziaria s’è conclusa con la formula “il fatto non sussiste”.

Tuttavia, il momento più malinconico è stato celebrato quando Nardone ha mostrato la foto di Sergio Ramelli. Una commozione silenziosa ha accomunato tutti. Oratori e pubblico. Gli occhi di Nardone si fanno lucidi (a Sergio è dedicato il capitolo del libro “Semplice e trasparente”) la voce di Storace più pacata e riflessiva.

«Ricordo che durante il primo consiglio dei Ministri cui partecipai mi misi a contare le sedie. Erano 27. Esattamente il numero dei nostri ragazzi assassinati durante gli anni di piombo. Il mio pensiero, quasi automaticamente, è andato al loro sacrificio. Mi piacerebbe, e lo propongo ufficialmente, che parte del patrimonio della Fondazione di Alleanza Nazionale venga utilizzato per garantire dei vitalizi alle famiglie dei caduti».

D’altra parte, se l’intenzione è quella di ricostruire un percorso identitario comune, come confermato dal direttore de “Il Giornale d’Italia, non si può cancellare la memoria. Elemento necessario a plasmare e forgiare un nuovo inizio.

Ha concluso la serata l’intervento di Massimo Corsaro ex Fratelli d’Italia (partito che ha contribuito a fondare). Si è trattata di un’analisi lucida, per nulla polemica, sullo stallo che caratterizza la destra. Si dice pronto a combattere «per quello in cui ho sempre creduto». «Offro a Storace la mia disponibilità ed esperienza per provare a costruire una nuova casa comune. Non nego, però, un certo scetticismo legato a certe ruggini, gelosie e malumori che animano il nostro mondo».

“La voglia di destra”, come ha testimoniato la sala gremita, arde ancora sotto la cenere. Potrà trasformarsi in fuoco vivo? Lo sapremo il prossimo 28 marzo alla residenza di Ripetta, dove diverse associazioni, tra cui“Giornale d’Italia” organizzeranno l’incontro “una destra per la Terza Repubblica”. Chi ci sta deve solo alzare la mano e dire “Presente”.

Carlo Cattaneo

@_MagliaNera_

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I valori de “La destra che vorrei” sulle note di Simone Tomassini

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Nardone: tre libri, mille cose da dire

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di Igor Traboni – Tre libri di successo, l’ultimo dei quali “La destra che vorrei”, con prefazione di Francesco Storace, verrà presentato lunedì 9 marzo a Como  (auditorium di Espansione Tv, ore 20.45) alla presenza dello stesso leader de La Destra. Tre libri  – ci sono anche “Ti odio da morire” e “Il predestinato” – che portano la firma di Alessandro Nardone. Giovane autore, origini ciociare ma dall’infanzia trapiantato in Lombardia, tra Como e Campione d’Italia, un lavoro nel settore del marketing e della comunicazione, una famiglia stupenda e una bambina da crescere, la politica come passione (è stato anche consigliere comunale nella città lariana e segretario regionale de La Destra) e tanti progetti in cantiere.

Ma allora Nardone, dove lo trovi il tempo per scrivere?

“Diciamo che mi muove una grande passione per quello che faccio. Poi lavoro nella comunicazione e dunque molti argomenti si intrecciano. E inoltre, oramai alla notte dormo poche ore!”

Tre libri e tre argomenti diversi. A quale sei più affezionato?

“Direi il primo. Un po’ perché il primo amore non si scorda mai e un po’ perché ero in un momento assai particolare della mia vita, dopo una forte delusione sentimentale. E infatti ‘Ti odio da morire’ è in parte anche autobiografico. Nel libro sulla destra c’è tutto il mio impegno politico, una passione nata quando avevo 14 anni e che penso non morirà mai. ‘Il predestinato’ credo rappresenti invece la prova di maturità letteraria. E sta andando bene, con molte presentazioni ovunque”.

A chi piace un libro, che potremmo anche definire come una sorta di spy story se il termine non fosse fin troppo abusato, come Il Predestinato?

“Ad un pubblico molto eterogeneo, dal ragazzo al 70enne. Me ne accorgo anche dall’interesse, dalle domande che fanno alle presentazioni. Se parlo di cose per me tutto sommato elementari, come ad esempio lo ‘spionaggio’ che subiamo con Google Maps, la gente resta esterrefatta. E così succede anche se parlo dell’intelligence, che è solo un tassello della politica, americana e no. Delle leve che governano il mondo, di quelle che sono le vere eminenze grigie e decidono, molto più di chi siede in un Parlamento. Del Datagate che è un po’ la metafora di quello che accade oggi, anche se Orwell lo capì 40 anni fa. Delle informazioni che ci passano per orientarci. Che ci hanno dato internet e i telefonini e ne siamo tutti felici, ma che in realtà proprio così ci controllano meglio. Che facebook è un grande fratello. E che però abbiamo paura di ammettere tutto questo perché in fondo abbiamo paura, anche di essere perseguiti. Fino ad arrivare ai collegamenti con il terrorismo internazionale e quindi con l’11 settembre che di fatto ha segnato l’inizio della terza guerra mondiale, anche se in pochi lo ammettono. Che poi, basta leggere i libri di storia: i Saraceni in Vaticano, a tagliare le gole agli ‘infedeli’, ci sono già stati”.

Temi ‘alti’, come quelli politici di cui diremo tra poco. Ma i giovani, li vedi interessati?

“Certo. Vengono alle presentazioni grazie al veicolo della Rete, di internet, un mezzo eccezionale se utilizzato bene. E poi scrivono mail, sono incuriositi, affascinati da certi temi. E molti mi mandano cose che hanno scritto loro, mostrando grande maturità. Come nel caso di una 17enne che ora ho iniziato anche a seguire come una sorta di agente letterario”

Intanto “Ti odio da morire” è diventato un caso letterario…

“Sì, ha totalizzato qualcosa come 100.000 downloads da iBooks, e migliaia di recensioni positive da parte dei lettori. Tanto che è rimasto in vetta alla classifica dello store di Apple per ben 47 giorni consecutivi”
Ed eccoci a “La destra che vorrei”, oramai una sorta di manifesto generazionale, ripubblicato in versione aggiornata da Youcaprint.it. Come sta andando?

“Non dovrei essere io a dirlo, ma sta andando davvero forte. Non riesco nemmeno a tener testa a tutti gli inviti che ricevo per presentarlo in giro per l’Italia. Anche perché non si tratta di una presentazione classica: partiamo dal libro per parlare poi della destra, di quello che ha fatto e non ha fatto, di quello che c’è da fare e da dare a questa Italia. Ed è così, con il dibattito che seguirà, che faremo anche a Como con Francesco Storace. L’evento inoltre sarò diffuso in diretta streaming e anche sul Giornale d’Italia tra qualche giorno daremo le coordinate per seguirlo”

E nel cassetto di Alessandro Nardone cosa c’è?

“Di certo non intendo fermarmi a questi tre libri. Ho già in mente, ad esempio, un seguito del Predestinato. Mentre, per quello già uscito, ci saranno sorprese importanti già nel giro di poche settimane. Ne riparleremo”.

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